Primo articolo del blog

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2 pensieri riguardo “Primo articolo del blog

  1. TheVictorianTempest 9 febbraio 2018 — 15:45

    Sono cristiana, cattolica e….gattolica.

    Isaia 11:6-9
    Il lupo abiterà con l’agnello e il leopardo giacerà col capretto; il vitello, il leoncello e il bestiame ingrassato staranno insieme e un bambino li guiderà.

    La vacca pascolerà con l’orsa, i loro piccoli giaceranno insieme, e il leone si nutrirà di paglia come il bue.

    Il lattante giocherà sulla buca dell’aspide e il bambino divezzato metterà la sua mano nel covo della vipera.

    Non si farà né male né distruzione su tutto il mio monte santo, poiché il paese sarà ripieno della conoscenza dell’Eterno, come le acque ricoprono il mare.

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    Gesù “stava con le fiere e gli angeli lo servivano”.

    Il deserto – immagine opposta del giardino – diventa il luogo della riconciliazione e della salvezza; le fiere, che rappresentano la forma più concreta della minaccia derivante all’uomo dalla ribellione della creazione e dal potere della morte, diventano amiche come in Paradiso.

    Benedetto XVI dal libro “Gesù di Nazaret”

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    «Il Paradiso è aperto a tutte le creature»: così Papa Francesco sugli animali. «L’apostolo Paolo lo afferma in modo esplicito, quando, nella “Lettera ai Romani”, dice che “anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio”» Pure altri testi, dalla seconda lettera di Pietro all’Apocalisse, mostrano «l’immagine del “Cielo nuovo” e della “Terra nuova”», ricorda Francesco, «nel senso che tutto l’universo sarà rinnovato e verrà liberato una volta per sempre da ogni traccia di male e dalla stessa morte». Come «compimento di una trasformazione che in realtà è già in atto a partire dalla morte e risurrezione di Cristo» ci si prospetta, insomma, una «nuova creazione»: «Non dunque un annientamento del cosmo e di tutto ciò che ci circonda, ma un portare ogni cosa alla sua pienezza di essere, di verità, di bellezza». E poi amplia lo sguardo, con una frase che allarga la speranza della salvezza e beatitudine escatologica agli animali come all’intero creato: «La Sacra Scrittura ci insegna che il compimento di questo disegno meraviglioso non può non interessare anche tutto ciò che ci circonda e che è uscito dal pensiero e dal cuore di Dio», spiega.

    Gian Guido Vecchi

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    La separazione, al momento della morte, è quindi un dolore grande e sentito per chi li ama e, se il Paradiso è concesso a noi, sarà possibile condividerlo con gli animali che abbiamo amato? Papa Francesco, durante l’udienza generale del 26 novembre di qualche anno orsono, dedicata al tema della vita e della morte, ha pronunciato parole di speranza in merito e ha citato Paolo VI che, in una parrocchia romana, durante una catechesi, consolò un bambino in lacrime per la perdita del suo cane dicendogli: “Un giorno rivedremo i nostri animali nell’eternità di Cristo” perché pur essendo “la parte più piccola della creazione divina, noi un giorno la rivedremo nel mistero di Cristo”. Il pensiero di Papa Francesco è in linea con il pensiero di Paolo VI e di Giovanni Paolo II che affermava: “La Genesi ci mostra Dio che soffia sull’uomo il Suo alito di vita. C’è dunque un soffio, uno spirito che assomiglia al Soffio e allo Spirito di Dio. Gli animali non ne sono privi”. Del resto la parola «animale» viene da «anima», come principio vitale.
    Recentemente in una Chiesa a La Loggia (Torino), durante la S. Messa dedicata ad umani e animali, il parroco, Don Ruggero Marini, ha citato San Francesco, Giovanni Paolo II e Papa Francesco dichiarando: “I vostri animali sono attesi dalla vita eterna. Anche dopo la morte li incontrerete ancora. Oggi la nostra parrocchia è una piccola arca di Noè. E io sono convinto che un giorno ci rivedremo tutti insieme”.

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    Il bene che lega un uomo ad un animale può essere infinito, fino a travalicare i confini della morte.

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    Da un articolo di Renzo Allegri
    PADRE PIO E GLI ANIMALI

    L’amore per gli animali viene spesso criticato dai benpensanti. Soprattutto quando è eccessivo. I gattofili vengono rimproverati di amare i gatti e non le persone. Una mia amica, Adriana Maliponte, famosa cantante lirica e gattofila estrema, rispondendo a simili critiche, mi disse un giorno: “Ricordati: l’amore è uno solo. Chi ama gli animali, ama anche le persone. Ma non sempre è vero il contrario”.

    Non so se questo principio di Adriana Maliponte trovi sempre riscontro nella realtà della vita. Ma a volte, osservando il comportamento di certe persone, constato che ha ragione. L’amore è uno solo. Chi ha il cuore arido, non ama nessuno.

    Ma tutte queste chiacchiere le ho fatte perché voglio richiamare la vostra attenzione su un aspetto particolare della vita di un personaggio assai noto nel nostro tempo, Padre Pio da Pietrelcina. Anzi, San Pio da Pietrelcina.

    …….Ebbene, poco tempo fa, una rivista mi ha chiesto di scrivere un articolo su “Padre Pio e gli animali”. Mi pareva un tema insignificante, frivolo anche. Invece, facendo delle ricerche, ho trovato degli spunti che mi sembrano importanti. Spunti che riverberano sull’amore per gli animali significati altissimi e prospettavano “verità” straordinarie.

    Voglio perciò riportare qui, in questo spazio, l’articolo che ho scritto, sicuro di fare cosa gradita soprattutto a coloro che, come me, amano gli animali. Ecco l’articolo.

    San Pio da Pietrelcina, il nostro caro Padre Pio, amava gli animali. È inimmaginabile che un francescano, cioè un seguace di San Francesco, non abbia attenzione e amore per la natura, per tutte le creature e quindi per gli animali. Ma è confortevole poterlo constatare. In un tempo come il nostro, amare gli animali è, per certi aspetti, una moda. Ma questa moda poggia, anche se chi la segue non sempre ne è consapevole, su una profonda verità: ogni forma di vita proviene da Dio, è testimonianza della potenza di Dio, dell’Amore di Dio. Non è mai esistito nessun santo “indifferente alla vita”.

    Giovanni Paolo II, che innumerevoli volte ha parlato a favore dell’amore e del rispetto per gli animali, ha detto il 10 gennaio 1990: “Non solo l’uomo ma anche gli animali hanno un soffio divino”.

    E Paolo VI, parecchi anni prima, aveva affermato: “Gli animali sono la parte più piccola della Creazione Divina, ma noi un giorno li rivedremo nel Mistero di Cristo”.

    Queste due frasi vanno meditate. La prima, quella di Giovanni Paolo II, fa capire che anche gli animali hanno un’anima; la seconda, quella di Paolo VI, ci dice che faranno parte del “Mistero di Cristo”, cioè della Risurrezione, e della vita eterna.

    Non si conoscono molte testimonianze che dimostrino l’amore di Padre Pio per gli animali. Certamente ce ne saranno tante, ma è comprensibile che siano state trascurate. L’esistenza terrena del Padre fu talmente zeppa di eventi, fatti prodigiosi e misteriosi, sofferenze, vicende ingarbugliate, polemiche, incomprensioni, da polarizzare l’attenzione dei biografi su quei temi, lasciandone in ombra molti altri, di minor rilevanza, anche se, a volte, assai significativi per far comprendere la bontà dell’animo e la sensibilità del cuore di questo santo. Tuttavia, cercando, si trovano spunti più che sufficienti per capire quanto grande e profondo fosse il suo amore per “tutte le creature”.

    La prima testimonianza illuminante non riguarda lui, ma suo padre, Grazio Forgione. I biografi ce lo descrivono come un uomo intelligente e cordiale, estroverso, che amava cantare e stare con gli a mici. Lavoratore indefesso. Possedeva della terra e la lavorava con le proprie mani, ricavando da essa il necessario per mantenere la famiglia. Era quindi un uomo rotto alla fatica fisica, abituato ad alzarsi presto al mattino e andare a letto tardi la sera con le membra indolenzite.

    Ebbene, quest’uomo, nonostante le preoccupazioni e i pensieri, aveva una grande sensibilità d’animo. Non aveva studiato, era analfabeta, ma il suo cuore era quello di un “poeta”, in sintonia con la natura, aperto alla Grazia e al soffio dello Spirito. Per questo il suo agire era illuminato, saggio.

    Alcuni suoi coetanei hanno riferito che, quando lavorava la terra, se vedeva un insetto, una formichina, o un lombrico, non li schiacciava con la vanga o con la zappa, come verrebbe spontaneo fare. Con le sue mani forti e callose, prendeva delicatamente quel piccolo essere e lo spostava, lo metteva altrove dicendo: “Povero animaluccio perché dovrebbe morire?”

    E non si tratta di un fatto singolo. Questo era il suo modo di agire, una consuetudine sua propria, che lo contraddistingueva, tanto che, appunto, è stata tramandata. Un modo di fare che dimostra come il suo cuore era aperto al grande amore universale, alla sensibilità dell’uomo giusto, semplice, del cristiano coerente, capaci di intuire la grandezza della “vita” in tutte le sue forme.

    Chissà quante volte Francesco avrà visto il proprio babbo spostare con le sue mani un animaluccio per non ferirlo. Ed è noto che, quando si è piccoli, la mente registra, valuta, elabora, apprende, e, poi, al momento opportuno, ricorda, formulando modelli di comportamento. Quel gesto era una lezione per Francesco. Grazio, con il suo agire, trasmetteva al bambino un insegnamento che affondava le radici su un principio filosofico e teologico profondo: il rispetto della vita che proviene da Dio.

    ….

    E il piccolo Francesco imparò la lezione, come ci viene riferito da altre testimonianze.

    ….

    Da piccolo, nella sua abitazione in Vico Storto Valle, Padre Pio aveva certamente un gatto. Forse ne aveva anche due o tre. A quel tempo erano diffusi nelle case. Servivano a tenerle libere dai topi. Si deduce che avesse il gatto perché nelle vecchie porte della sua casa c’era il “buco del gatto”, cioè quell’apertura tipica, che permetteva ai mici di andare e venire a loro piacimento e che esisteva in quasi tutte le abitazioni di Pietrelcina.

    Dopo i dieci anni, Francesco cominciò ad andare a scuola privatamente. Per seguire le lezioni, doveva rimanere al paese anche quando il resto della famiglia si trasferiva nella masseria di Piana Romana per il lavoro dei campi. Francesco era costretto a vivere nella sua casa di Pietrelcina completamente solo, anche per diversi giorni di seguito. Solo, con gli animali domestici che doveva accudire. Si preparava da mangiare e preparava il cibo anche per loro. Quindi, anche per il suo gatto. Quando pranzava in casa, da solo, Francesco aveva certamente la compagnia del suo gatto. Quando si metteva a studiare, il gatto forse si accovacciava accanto a lui, o sulle sue ginocchia. Si saranno guardati negli occhi. Il gatto gli avrà fatto le fusa, strofinandosi contro di lui e ricevendo in cambio delle carezze. Francesco certamente gli avrà voluto bene, perché non è possibile non voler bene a questo misterioso e magico animale. Sapendo poi che questi felini domestici amano il caldo, chissà, forse, nei mesi freddi, il gatto si sarà accoccolato su letto di Francesco, ai suoi piedi, scaldandoglieli e, a sua volta, ricevendo calore.

    In un manoscritto di memorie, che risale agli Anni Venti, è riferito un episodio straordinario, che ha quasi del prodigioso. La fonte da cui proviene è attendibile. Chi racconta è una persona che in quel periodo viveva nel convento di San Giovanni Rotondo e aveva una grande consuetudine con Padre Pio. Nelle ore di svago a volte il Padre partecipava a delle partite a bocce nell’orto del convento. Un giorno, mentre stava tirando una boccia, ecco che un gatto attraversa il piccolo spazio dove si teneva il gioco. Gli altri gridano per cacciarlo e, lui, spaventato, si mette a correre, ma nella direzione che aveva la boccia lanciata da Padre Pio. Se questa avesse seguito la naturale traiettoria avrebbe colpito l’animaletto che sarebbe uscito malconcio dall’impatto e poteva anche rimetterci la vita. Ma Padre Pio vegliava. Ed ecco che i presenti videro la boccia arrestarsi misteriosamente in aria e poi cadere di lato, evitando così di colpire il povero micio spaventato.

    Per un certo periodo, i Frati di San Giovanni Rotondo tennero un cane lupo. Era terribile e faceva paura a tutti gli estranei. Per questo, durante il giorno, lo tenevano a catena nell’orto e veniva liberato solo alla sera tardi in modo che potesse fare la guardia. Il cane era stranamente affezionato a Padre Pio, che era prodigo di carezze con lui. E si racconta che tutte le sere, infallibilmente, appena lasciato libero, infilava di corsa la porta del convento, saliva al primo piano e andava a “bussare” alla cella di Padre Pio. Se ne ritornava nell’orto solo dopo che il Padre aveva aperto la porta e lo aveva accarezzato per un po’.

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    Gli animali nella grotta di Betlemme furono i primi a far compagnia a Gesù Bambino, a Maria e a Giuseppe. Furono loro a scaldarlo. E Gesù si potrà forse dimenticar di loro?

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    Santa Chiara di Assisi in punto di morte ebbe il conforto della sua gattina.

    San Francesco camminava sempre a testa china per evitare di schiacciare le formiche.

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    Una formica nera, su una lavagna nera, in una notte nera, DIO LA VEDE.

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    L’amore ha il potere supremo.
    Se veramente e cristianamente amiamo il nostro prossimo, non potremo non intenerirci anche davanti al creato e alle sue meraviglie. Amiamo il creato. Amiamo le creature. Amiamo gli animali anche i più piccoli, i più insignificanti. Anch’essi hanno ricevuto la vita da Dio. Ed Egli non dimentica nessuna delle Sue creature. Diamo amore ai nostri animali domestici e ancor più diamone a quelli che vivono nelle nostre strade, nei nostri vicoli, nei nostri giardini. Amiamo coloro che ogni giorno, di ogni mese, di ogni anno, per essi si prodigano, soffrono, spendono del denaro e del tempo affinché queste creaturine siano sfamate e ricevano una carezza, un po’ d’amore. E se proprio non riusciamo ad amare o approvare queste persone dal gran cuore e dotate di una infinita sensibilità, almeno non ostacoliamole.
    Una cosa sola è peggiore del non fare il bene. Cercare di impedire agli altri di farlo.
    L’amore ha il potere supremo.

    All praise be Yours, my Lord, for all creatures large and small.

    A Te ogni lode, mio Signore, per tutte le Tue creature, piccole e grandi.

    Sono cristiana, cattolica e….gattolica.

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  2. Arrivederci, Maria Gavina. mia dolce, dolcissima Amica.
    Mi manchi tanto. Mi mancherai sempre di più.
    Sentirò ogni giorno il profumo della tua fierezza e dignità, della tua sensibilità e della tua profondità, del tuo senso dell’umorismo, doni preziosi di cui il Signore ti aveva benedetta e che io ho avuto l’onore di veder risplendere nei tuoi occhi sempre lucidi.
    Nel mio cuore vivi sorridente e senza più lacrime per quella croce pesantissima che hai portato con una fede incrollabile.
    Non dimenticherò le nostre chiacchierate, i tuoi racconti curiosi sui nostri aMici a quattro zampe, dalle marachelle della tua micetta Lulù Bulla che attendeva sulla soglia il tuo ritorno a casa, alle corse del coniglietto Orlando e alle dormitine della gatta Sofia. Le ricorderò in eterno.
    Ti voglio bene. Ti ho voluto tanto bene.
    Arrivederci, Maria Gavina. mia dolce, dolcissima Amica.
    Quanto è dolce per me in questo momento sapere che il tuo dolore si è tramutato in danza, una danza eterna nel Giardino del Paradiso.

    Nel giardino
    Arrivo nel giardino da sola
    Mentre la rugiada è ancora sulle rose
    E la voce che sento giungere al mio orecchio
    Il canto di Dio rivela

    Ed Egli cammina con me
    E parla con me
    E mi dice che sono Sua
    E la gioia che condividiamo mentre lì indugiamo
    Nessun ha mai conosciuto

    Egli parla e il suono della Sua voce
    È così dolce che gli uccelli sospendono il loro canto
    E la melodia di cui mi fa dono
    Dentro il mio cuore sta squillando
    Ed Egli cammina con me
    E parla con me
    E mi dice che sono Sua
    E la gioia che condividiamo mentre lì indugiamo
    Nessun ha mai conosciuto

    Arrivederci, Maria Gavina. mia dolce, dolcissima Amica.
    Cristiana Nonnis

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